Il Periodo Autocritico

11 agosto 2002
Nel momento in cui mi sono illuso di essere arrivato a qualcosa (al Passaggio), è velocemente scattata l’autocritica.
Così, eccomi, finalmente e chiaramente, nel periodo autocritico.
Ho scritto una canzone per rappresentarlo. Al pianoforte.

MI DOVREI APPLICARE
mi compiaccio del mio arrivo ingrato
del traguardo che ho sfiorato
e pensando a domestiche graziose
mi disgusto: sono indietro

si è vero mi dovrei applicare per poter fare un migliore uso di anima e corpo
quanto tempo che ho sprecato e spreco
per le conclusioni altrui
per puttane patinate, insetti e vecchi
per i miei maglioni stretti

si è vero mi dovrei applicare per poter fare un migliore uso di anima e corpo

mi dici: “Tocca la mia mano
e abbandona ogni paura”
mi vien voglia di picchiarti
di questo io non ho paura

si è vero mi dovrei applicare per poter fare un migliore uso di anima e corpo

12 agosto 2002
Il periodo autocritico non è da confondersi con un periodo autolesionista. Non mi sto dicendo, in questo periodo, che sono una nullità, che faccio schifo ecc.
Sto rivedendo l’affanno delle mie non-azioni con occhio più attento. E rivedo anche i miei atteggiamenti passati. Senza incatenarmi a quello che non c’è più, guardo con necessità al passato, non mi illudo di poterlo eliminare, come alcune mie contemporanee personcine s’illudono di fare (e come sono deludenti! e aride!). L’umanità è in calo. Per trovare l’umanità bisognerebbe costruire dei centri a-sociali.
Ma sto divagando.
Dicevo: il passato. Per ricominciare da zero non si deve eliminare il passato. E’ un luogo comune; semmai è vero il contrario. A meno che non ci si voglia uccidere, ma è tutt’altra questione.
Ho bisogno di un confronto; ieri sera ho conosciuto una ragazza davvero divertente, di nome Ginevra Bianca. Ginevra si è presentata così: “Mi chiamo Ginevra Bianca, ho 23 anni, ho un’ossessione più grande delle altre, mi piacciono le olive, leggo Pavese, immagino altro”.
Abbiamo cominciato a parlare, e sono venuto a sapere che la sua ossessione è il posto. Che cos’è il posto? Lei mi ha detto di provare ad indagare. Ginevra si diverte a fare l’ermetica.

16 agosto 2002
Ho chiesto a Ginevra se il posto è per caso un deserto.
No. Non è un deserto.

20 agosto 2002
Sono in pieno periodo di confronto. Ho scritto una lettera a Ginevra:

Cara Ginevra,
mi è venuto un dubbio: non sarà che l’idea che hai del tuo posto sia tutt’ora indefinita? Se è così, dillo, lo potremmo costruire insieme. Inoltre, mi puoi spiegare meglio quali caratteristiche deve avere il tuo posto per essere vivibile? 22 agosto 2002
Risposta di Ginevra.
Il mio posto deve farmi respirare. La convivenza non è nei miei programmi.
La convivenza non è nei tuoi, programmi, d’accordo. Neanche nei miei. Ma l’ospitalità?
-Io ho bisogno degli altri. Nel momento in cui trovo il mio posto, stai sicuro che mi circondo di persone. Sia chiaro, però, che queste non devono pretendere matrimoni. E’ apparentemente banale quello che sto dicendo: capire i propri spazi, visitare e, se possibile, amare gli spazi altrui, ma non invaderli.

23 agosto 2002
Ho accusato Ginevra di voler possedere se stessa. Tanto per dire. Questo confronto già mi annoia.

29 agosto 2003

Mi sono stufato. Il confronto è una boiata.
Ginevra e Posto chiusi.