Il Periodo Transitorio

25 giugno 2002
Riassunto.
C’è stato il periodo depressivo, causato relativamente da muffe e scorie che non avevano più ragione d’essere se non all’interno del ricordo; successivamente è stato possibile archiviare (ma non eliminare) la depressione, lavorando proprio sulle scorie, o meglio, sugli oggetti senza più funzione; gli oggetti senza funzione sono diventati qualcosa d’altro, opera d’arte, forse. In ogni caso si è arrivati al passaggio all’azione, cioé all’attimo prima che l’azione diventasse azione.
Non mi interessava arrivare all’azione. E’ nel passaggio che voglio arrivare. Sempre.

26 giugno 2002
Il passaggio all’azione è forse avvenuto troppo velocemente, e io ho bisogno di isolarmi. Perciò mi ritiro dal mondo sociale per almeno una decina di giorni.

15 luglio 2002
L’azione è incompiuta.
Torno dal periodo di isolamento e i miei conoscenti e i miei amici mi cercano. E’ spesso così: non ci sono quando li richiedi, e quando sei tu a non volerli cercare, ti trovano loro. La domanda é: dopo il periodo depressivo sono passato all’azione oppure no? Perché c’è pure chi mi dice che devo smetterla di pensarmi camminare e di iniziare a camminare realmente. I paladini della produttività.
Io sono concreto nell’astratto. Per me azione è anche scrivere due raccontini mediocri, azione è pure scegliere di isolarsi per due settimane. E quelli che dicono “Facciamo facciamo”, ma cosa credete di fare?
Austin sostiene che “dire è sempre fare”; giustissimo, anche se egli si concentra soprattutto sugli effetti, le conseguenze pratiche del linguaggio. Ma molto spesso noi non otteniamo nessun effetto di quello che diciamo. Oppure otteniamo effetti totalmente sbagliati.
Si illudono del compimento dell’azione. Ma ciò che è davvero compiuto è l’incompiuto. Kafka sarebbe grande allo stesso modo se i suoi romanzi fossero compiuti?
Io sono convinto di no.

23 luglio 2002
Passaggio al film.
Oggi la mia amica Marianna ha girato un cortometraggio in cui io ho recitato la parte principale. Il soggetto del film è “l’ascensore”: si vede un uomo entrare in questo luogo di transito, e vi trova uno strano tipo, interpretato da me, che occupa l’ascensore, seduto su un inginocchiatoio, con tanto di radio, libri, riviste, provviste, sigari. L’uomo, impassibile, dice: “Io vado al sesto”, e mi chiede spiegazioni. Io dico cose come: “Mi interessa stanziarmi in questo non-luogo, uno spazio dedicato esclusivamente al fuggevole passaggio”.
Sono parole che sembrano essere state scritte appositamente per me. Marianna mi ha scelto per un film sul passaggio. Non è un caso.

6 agosto 2002
Ho scritto una canzone-manifesto per la transizione.

L’ASCENSORE
Oh! Arriva un grido
E’ l’azione che vuole agire
Ma io che sono intelligente
Ho capito
Che l’azione è un’illusione

Mi son scoperto nell’ascensore
Perché è nel passaggio la mia dimensione

Oh! Io sono idoneo
Per la transizione
E voialtri che ripetete facciamo
Illusi!
Che fate?

Mi son scoperto nell’ascensore
Perché è nel passaggio la mia dimensione

Oh! Se dire è fare
Fare non è mai fare
In concreto si può solo agir nell’incompiuto
Tutto il resto
E’ noia

Mi son scoperto nell’ascensore
Perché è nel passaggio la mia dimensione