Il Secondo Periodo Depressivo

31 settembre 2002
E’ iniziato il mio secondo periodo depressivo.
E’ diverso dal primo: il Secondo Periodo Depressivo lo vivo con più consapevolezza, ma anche con più rabbia. Nasce dalla negazione dell’azione. Io sono convinto di avere ragione quando dico che la vita è necrofila, e l’azione su cui si fonda è illusoria; la vitalità autentica esiste nell’immaginazione, nella dimensione “altra”.
Ho spiegato, approfondito, dimostrato più volte tutto ciò. Ma la vita è spietata, ricattatoria, mi bombarda ogni giorno con le sue false immagini, mi vuole convincere di essere “la migliore delle vite possibili”; la vita è una superpotenza che cerca continuamente di abbattere l’altro o di convertirlo. Beh, sono sfinito. Dovete capirmi, io sono solo in questa battaglia, e anche Clint Eastwood perderebbe fiducia di fronte a simili intimazioni. La vita mi sta devastando, e mi fa persino sentire in colpa perché non agisco. Perché non sono produttivo come vorrebbe. Perché non mi inserisco nella catena di montaggio. La vita è furba: sa che non mi potrà mai far diventare uno stakanovista, e allora tenta di rendermi innocuo come il protagonista di La noia, indifferente alla vita e indifferente all’immaginazione. Io sono pericoloso perché propongo la noia in violenta contrapposizione alla vita votata al falso utile-produttivo; si tratta di noia creativa, la quale individua un’altra vita, non più basata sull’azione illusoria, ma sull’immaginazione autentica, e realmente dinamica (niente a che vedere con l’esistenzialismo e con la noia moraviana, serva della vita).
Sono fiero di aver penetrato quest’altra via, ma la reazione della vita è stata durissima. Non ce la faccio più a resistere, con tutti che se ne fregano e mi lasciano nel buio. E cado di nuovo in depressione.

3 ottobre 2002

La depressione rende insonni. Prima che arrivasse il Secondo Periodo Depressivo, non avevo problemi d’insonnia; quelle poche volte che non riuscivo a dormire, risolvevo così: mi alzavo, andavo in bagno, mi guardavo allo specchio, vedevo il sonno, tornavo a letto e mi addormentavo. Ora non funziona più: nello specchio del bagno vedo il trucco, e ritorno in camera sconsolato, tenuto sveglio dai cloni ansiosi di soffocare la mia altra umanità.

10 ottobre 2002

PRIMA CANZONE DEL SECONDO PD
La depressione mi schianta
La depressione mi abbatte
A cannonate
A cannonate

Per cui chiudo tutte le finestre
E non le apro più
Chiudo tutte le finestre
L’aria viziata è fuori
E pensare che da ragazzino
Con spirito battagliero
Con enfasi da ragazzino
Con enfasi dicevo:

Fuck the world!

Ti ho incontrato
Su una bilancia truccata
Piena di bellezza
E di rimorso

Tu avevi le colpe più gravi
Ma avevi la castità
Io avevo le ragioni migliori
Ma avevo la crudeltà
Sono forse diventato arido?
Sono forse diventato pavido?
E pensare che da ragazzino
Con enfasi dicevo:

Fuck the world!

Ma sapete
Ho voglia di tornare a casa
E riposarmi
Domare le colpe
Portarmi a spasso
Osare l’inutile
In quel posto abita una donna
Che vorrei riconoscere 15 ottobre 2002
Vorrei essere come l’ispettore Pitocco.
L’ispettore Pitocco è un vero professionista, e ogni volta che risolve un caso, si dimentica di tutto. Arresta i criminali e poi si dimentica di averli arrestati. Vorrei essere come lui, nel mio campo. Scrivere e scordarmi di ciò che ho scritto. Avendo invece sempre tutto davanti, non posso superare me stesso, non posso essere come l’ispettore Pitocco. Un giorno vi parlerò meglio dell’ispettore Pitocco. Io vorrei essere come lui. Vorrei scordarmi di me. Vorrei morire.

17 ottobre 2002
Ci sono molte cose che devo ancora imparare, e se fossi furbo le imparerei. Ma non ho voglia. Non ho voglia non ho voglia non ho voglia. Sono un genio, ma non sono furbo. Dovrei prendere la vita alla sprovvista, e invece mi limito a chiuderle la porta in faccia, e ciò non fa che peggiorare le cose, mentre le vie di salvezza da me create, come la noia creativa e l’affezione, si riducono a dogmi galleggianti.
Ho incontrato Ginevra, sì, proprio lei, Ginevra Bianca. Mi ha invitato a casa sua, mi ha mostrato i suoi pupazzi, e ha proposto di ospitarmi per tutto il tempo che volevo; io ho accettato, entusiasta, ma lei mi ha detto che stava scherzando.
Sono tutti in preda a loro stessi, ho dei debiti da pagare, non ne posso più.
Vorrei essere come l’ispettore Pitocco.

20 ottobre 2002
L’ispettore Pitocco era famoso perché catturava i criminali senza neanche saperlo: subito dopo la cattura del malvivente, Pitocco non si ricordava più di averlo arrestato. L’ispettore Pitocco era un omino più piccolo di un nano, e il naso stretto e affilato all’insù descriveva perfettamente il suo intuito micidiale. Approfittando del fatto che Pitocco si scordava delle sue prodezze, gli altri lo sfruttavano, è vero, ma che importava? Pitocco non ne era toccato minimamente, e proseguiva in pura libertà la sua vita, anzi, le sue mille vite (furono mille i criminali che arrestò).
Se anch’egli conobbe la depressione, fu certo una depressione scevra di trappole intellettualoidi e di artefatti psicologismi.
Vorrei essere depresso come l’ispettore Pitocco.

21 ottobre 2002

SECONDA CANZONE DEL SECONDO PD
Strategia temporeggiatrice
Non galleggio
Sprofondo in superficie
Voglio dormire
Voglio dormire
Voglio pensare
Senza dover dare l’esame

Il professore anarchico mi dice:
Si può vivere felici
Bastano pochi sacrifici

Ma io sono una scatola di briciole

(Strategia temporeggiatrice)
(Strategia temporeggiatrice)
Odio la gente là fuori
Non notatemi
Non guardatemi
Io rimango solo in quest’angolo
Il muro mi trasfigura

Il professore anarchico mi dice:
Compra il pane in panificio
Non è un grosso sacrificio

Ma io sono una scatola di briciole
Strategia temporeggiatrice
Strategia temporeggiatrice
Scatola di briciole

26 ottobre 2002
Un’altra entità deprimente: lo spaventapasseri paffuto.
Lo spaventapasseri paffuto mi osserva al suo posto. Credo di averlo di fronte, ma sono alle sue spalle, e lui lo sa (porcocane).
Lo voglio far impazzire! Non lo posso tollerare: non esce mai dalle righe, non va fuori tempo, se si arrabbia lo fa con stile, e riesce subito a glissare.
Lo spaventapasseri paffuto è ai piedi del monte, in cui tutto assomiglia a un senso reale. Che significa quest’ultima idiozia? Ma lui, lui, com’è diventato così furbo? Così lucido?
Mentre io perdo saliva, egli ha l’aria di vedere alla giusta distanza, cerco di indurlo al deragliamento, ma lui non perde mai il controllo.
Lo spaventapasseri paffuto
mi fa impazzire.

1 novembre 2002

Per smontare ancora una volta il giocattolo ricorrerò alla regressione.