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MAPPA
DEI PERIODI |
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Periodo Depressivo
› (Passaggio all'azione)
› Periodo Transitorio
› Periodo Autocritico
› Periodo della Giusta Distanza
› Secondo Periodo Depressivo
› Periodo Regressivo
› Dopoperiodo |
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IL PERIODO DEPRESSIVO
Lunedì 27 maggio 2002
E' iniziato il mio periodo depressivo.
Quando arriva, la depressione è accompagnata
dai fantasmi; i fantasmi ci sono sempre, certo,
ma questi puzzano, puzzano e mi consumano. Puzzano
di ricordi retorici e puzzano di me. Troppo di me.
Non so proprio se uscirò da questa depressione.
Ma si dice sempre così quando si é
in depressione. Non vedo aiuti. Non mi aiuta la
mia città, non mi aiuta Callimaco, non mi
aiuta il gatto, non mi aiuta il poeta della biblioteca,
non mi aiuta chi mi aiuta. E l'anno è ancora
lungo. Chiunque conosca medicine (non da ingerire
e neanche da inalare) contro la depressione, contro
questi fantasmi puzzolenti, mi scriva.
Martedì 28 maggio 2002
Oggi mi sono seduto al pianoforte, depresso, e ho
scritto una canzone molto triste. La musica è
davvero struggente, ma non potete sentirla, per
cui pongo alla vostra attenzione soltanto il testo.
Eccolo:
L'INCOMPRESO
Io sono solo sono triste sono sensibile
sono l' incompreso
e tu cieca sei, mi parli di te
mi parli dei tuoi problemi
ma intanto io penso a me
penso a me
a quanto sono infelice
più infelice di te
più infelice di te
più infelice di te
più infelice di te
mamma papà scuola e società
mi hanno abituato
a tenere tutto dentro di me
mentre tu vomiti senza problemi
a cosa serve il confronto?
non mi dà conforto
sono solo in un mare di guano
più isolato di voi
più ammalato di voi
più infelice di voi
più incompreso di voi
ma ho una consolazione da non buttare:
la solitudine forma il carattere Lunedì
3 giugno 2002
Anche se ho chiesto a terzi di aiutarmi a uscire
dalla depressione, non mi sono mai illuso di ricevere
soluzioni da altri. Cerco solo un minimo raffronto
umano.
Una fastidiosa amarezza mi proviene da coloro con
cui fino a poco tempo fa ho condiviso passioni,
ossessioni, errori e orrori, e che ora si mostrano
insensibili, fuggendo dalle proprie responsabilità
umane.
Nel frattempo continuo a essere invaso dai nauseanti
fantasmi di vecchi conflitti, vecchie amicizie,
vecchi amori e soprattutto vecchi dubbi sotterranei
che invocano spiegazioni.
E' muffa della quale non riesco a liberarmi, tutto
puzza insostenibilmente di vecchio. Mi sono ricordato
di luoghi dove potevo ricevere risposte per placare
questa avanzata di vecchiume: li ho ritrovati inariditi,
senza volontà di rinascita.
Non crediate che stia subendo passivamente la depressione,
sto facendo invece grossi sforzi per cercare vie
di liberazione. Ma ovunque io cerchi, trovo sterilità
e morte. E ciò peggiora le cose.
E di certo non mi aiuta. Mercoledì
5 giugno 2002
La depressione mi schiaccia.
Oggi ho letto queste parole di Quasimodo: "Fai
uso della fantasia, della speranza e dell'amore
per vivere e vincere la vita".
Fantasia ne ho da vendere, la speranza non mi manca,
e in quanto all'amore, l'ho usato tanto da evolverlo
in affezione.
Ma non basta per vincere la vita, visto che mi trovo
schiacciato da essa. E mi ritornano alla memoria
le parole finali di Jules e Jim di Truffaut: "Abbiamo
giocato con la sostanza della vita -dice Jules-
e abbiamo perso". Parole scioccanti per un
film considerato "un inno alla vita".
Fare uso di fantasia, speranza e amore permetterà
magari di vivere la vita, ma non necessariamente
di vincerla.
E io cosa dovrei fare? Uno straniero simpatico mi
ha scritto esortandomi ad affrontare la depressione
con più coraggio, cioé non aver paura
di scavare, soffrire, scendere giù, insomma.
E' chiaro che fa comodo a tutti citare William Blake:
"La via dell'eccesso porta al palazzo della
saggezza", ma io non sono né William
Blake, né un personaggio di Dostoevskij,
né un cattolico votato al martirio. IO scendo
all'inferno a modo mio! E soffro a modo mio, non
come e quanto piace a voi, che volete sempre che
qualcuno si trafigga al vostro posto.
Troppo facile! Martedì 18
giugno 2002
Sto meglio.
Le persone che amo mi dicono che sono diventato
un estraneo. Siete VOI che mi estraniate, ipocriti
di ghiaccio!
Ma sto meglio.
E' giunta l'ora di archiviare il periodo depressivo
con il passaggio all'azione. |
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PASSAGGIO ALL'AZIONE
L'OGGETTO: RICERCA DOPO LA FUNZIONE
OGGETTO: è qualcosa che l'uomo ha elaborato
per una funzione
1- Oggetto come specchio dell'uomo, funzione
2-Noi possiamo diventare oggetti (quando l'oggetto
è in grado di fare tutto
quello che possiamo fare noi)
Cercare un oggetto senza funzione
OGGETTO: vagone di un treno (giocattolo)
LUOGO DEL RITROVAMENTO: soffitta
TEMPO DELL' USO: 3 anni
A CHI E' APPARTENUTO: a me
FUNZIONE: gioco per bambini
LE PARTI DI CUI E' COMPOSTO:
- tavoletta rettangolare di legno
- struttura cilindrica in legno inchiodata alla
tavoletta
- chiodo infilato sopra, al centro del cilindro
- ruote in legno attaccate alla tavoletta per mezzo
di chiodi
- gancio di plastica
SMONTAGGIO DELL'OGGETTO
Per prima cosa ho staccato la struttura cilindrica
inchiodata alla tavoletta; poi ho levato le ruote,
e di conseguenza gli elementi di connessione in
ferro. Ho segato le 3 ruote in modo diverso (una
l'ho lasciata intatta): in 2 parti, in 3
parti, in 4 parti.
Passaggio all'azione
Ho segato, spezzato, distrutto e infine ho unito,
assemblato, CAMBIATO.
Non sono più il giocattolo che ha perso la
sua funzione.
L'opera d'arte è compiuta.
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IL PERIODO TRANSITORIO
25 giugno 2002
Riassunto.
C'è stato il periodo depressivo, causato
relativamente da muffe e scorie che non avevano
più ragione d'essere se non all'interno del
ricordo; successivamente è stato possibile
archiviare (ma non eliminare) la depressione, lavorando
proprio sulle scorie, o meglio, sugli oggetti senza
più funzione; gli oggetti senza funzione
sono diventati qualcosa d'altro, opera d'arte, forse.
In ogni caso si è arrivati al passaggio all'azione,
cioé all'attimo prima che l'azione diventasse
azione.
Non mi interessava arrivare all'azione. E' nel passaggio
che voglio arrivare. Sempre. 26
giugno 2002
Il passaggio all'azione è forse avvenuto
troppo velocemente, e io ho bisogno di isolarmi.
Perciò mi ritiro dal mondo sociale per almeno
una decina di giorni. 15 luglio
2002
L'azione è incompiuta.
Torno dal periodo di isolamento e i miei conoscenti
e i miei amici mi cercano. E' spesso così:
non ci sono quando li richiedi, e quando sei tu
a non volerli cercare, ti trovano loro. La domanda
é: dopo il periodo depressivo sono passato
all'azione oppure no? Perché c'è pure
chi mi dice che devo smetterla di pensarmi camminare
e di iniziare a camminare realmente. I paladini
della produttività.
Io sono concreto nell'astratto. Per me azione è
anche scrivere due raccontini mediocri, azione è
pure scegliere di isolarsi per due settimane. E
quelli che dicono "Facciamo facciamo",
ma cosa credete di fare?
Austin sostiene che "dire è sempre fare";
giustissimo, anche se egli si concentra soprattutto
sugli effetti, le conseguenze pratiche del linguaggio.
Ma molto spesso noi non otteniamo nessun effetto
di quello che diciamo. Oppure otteniamo effetti
totalmente sbagliati.
Si illudono del compimento dell'azione. Ma ciò
che è davvero compiuto è l'incompiuto.
Kafka sarebbe grande allo stesso modo se i suoi
romanzi fossero compiuti?
Io sono convinto di no. 23 luglio
2002
Passaggio al film.
Oggi la mia amica Marianna ha girato un cortometraggio
in cui io ho recitato la parte principale. Il soggetto
del film è "l'ascensore": si vede
un uomo entrare in questo luogo di transito, e vi
trova uno strano tipo, interpretato da me, che occupa
l'ascensore, seduto su un inginocchiatoio, con tanto
di radio, libri, riviste, provviste, sigari. L'uomo,
impassibile, dice: "Io vado al sesto",
e mi chiede spiegazioni. Io dico cose come: "Mi
interessa stanziarmi in questo non-luogo, uno spazio
dedicato esclusivamente al fuggevole passaggio".
Sono parole che sembrano essere state scritte appositamente
per me. Marianna mi ha scelto per un film sul passaggio.
Non è un caso. 6 agosto
2002
Ho scritto una canzone-manifesto per la transizione.
L'ASCENSORE
Oh! Arriva un grido
E' l'azione che vuole agire
Ma io che sono intelligente
Ho capito
Che l'azione è un'illusione
Mi son scoperto nell'ascensore
Perché è nel passaggio la mia dimensione
Oh! Io sono idoneo
Per la transizione
E voialtri che ripetete facciamo
Illusi!
Che fate?
Mi son scoperto nell'ascensore
Perché è nel passaggio la mia dimensione
Oh! Se dire è fare
Fare non è mai fare
In concreto si può solo agir nell'incompiuto
Tutto il resto
E' noia
Mi son scoperto nell'ascensore
Perché è nel passaggio la mia dimensione
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IL PERIODO AUTOCRITICO
11 agosto 2002
Nel momento in cui mi sono illuso di essere arrivato
a qualcosa (al Passaggio), è velocemente
scattata l'autocritica.
Così, eccomi, finalmente e chiaramente, nel
periodo autocritico.
Ho scritto una canzone per rappresentarlo. Al pianoforte.
MI DOVREI APPLICARE
mi compiaccio del mio arrivo ingrato
del traguardo che ho sfiorato
e pensando a domestiche graziose
mi disgusto: sono indietro
si è vero mi dovrei applicare per poter fare
un migliore uso di anima e corpo
quanto tempo che ho sprecato e spreco
per le conclusioni altrui
per puttane patinate, insetti e vecchi
per i miei maglioni stretti
si è vero mi dovrei applicare per poter fare
un migliore uso di anima e corpo
mi dici: "Tocca la mia mano
e abbandona ogni paura"
mi vien voglia di picchiarti
di questo io non ho paura
si è vero mi dovrei applicare per poter fare
un migliore uso di anima e corpo 12
agosto 2002
Il periodo autocritico non è da confondersi
con un periodo autolesionista. Non mi sto dicendo,
in questo periodo, che sono una nullità,
che faccio schifo ecc.
Sto rivedendo l'affanno delle mie non-azioni con
occhio più attento. E rivedo anche i miei
atteggiamenti passati. Senza incatenarmi a quello
che non c'è più, guardo con necessità
al passato, non mi illudo di poterlo eliminare,
come alcune mie contemporanee personcine s'illudono
di fare (e come sono deludenti! e aride!). L'umanità
è in calo. Per trovare l'umanità bisognerebbe
costruire dei centri a-sociali.
Ma sto divagando.
Dicevo: il passato. Per ricominciare da zero non
si deve eliminare il passato. E' un luogo comune;
semmai è vero il contrario. A meno che non
ci si voglia uccidere, ma è tutt'altra questione.
Ho bisogno di un confronto; ieri sera ho conosciuto
una ragazza davvero divertente, di nome Ginevra
Bianca. Ginevra si è presentata così:
"Mi chiamo Ginevra Bianca, ho 23 anni,
ho un'ossessione più grande delle altre,
mi piacciono le olive, leggo Pavese, immagino altro".
Abbiamo cominciato a parlare, e sono venuto a sapere
che la sua ossessione è il posto.
Che cos'è il posto? Lei mi ha detto
di provare ad indagare. Ginevra si diverte a fare
l'ermetica. 16 agosto 2002
Ho chiesto a Ginevra se il posto è
per caso un deserto.
No. Non è un deserto. 20
agosto 2002
Sono in pieno periodo di confronto. Ho scritto una
lettera a Ginevra: Cara Ginevra,
mi è venuto un dubbio: non sarà che
l'idea che hai del tuo posto sia tutt'ora indefinita?
Se è così, dillo, lo potremmo costruire
insieme. Inoltre, mi puoi spiegare meglio quali
caratteristiche deve avere il tuo posto per essere
vivibile? 22 agosto 2002
Risposta di Ginevra.
Il mio posto deve farmi respirare. La convivenza
non è nei miei programmi.
La convivenza non è nei tuoi, programmi,
d'accordo. Neanche nei miei. Ma l'ospitalità?
-Io ho bisogno degli altri. Nel momento in
cui trovo il mio posto, stai sicuro che mi circondo
di persone. Sia chiaro, però, che queste
non devono pretendere matrimoni. E' apparentemente
banale quello che sto dicendo: capire i propri
spazi, visitare e, se possibile, amare gli spazi
altrui, ma non invaderli.
23 agosto 2002
Ho accusato Ginevra di voler possedere se stessa.
Tanto per dire. Questo confronto già mi
annoia.
29 agosto 2003
Mi sono stufato. Il confronto è una boiata.
Ginevra e Posto chiusi.
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IL PERIODO DELLA GIUSTA DISTANZA
7 settembre 2002
VEDERSI VIVERE
Non avrei mai dovuto sezionare i pianeti
Con tanta incosciente vicinanza
Ho una foto sugli occhi e non vedo niente
Son lo specchio acritico del mondo deprimente
Voglio c l o n a r m i !
per conoscermi meglio
Voglio c l o n a r m i !
per vedermi alla giusta distanza
Mi hai spogliato di tutto e mi hai lasciato solo
Ero troppo vicino e l'ho pagata cara
Tutt'ora non vedo al di là del vetro
La visione di me è viziata dall'io
Voglio c l o n a r m i !
per conoscermi meglio
Voglio c l o n a r m i !
per vedermi alla giusta distanza 10
settembre 2002
Chi mi osserva dal microscopio lo fa solo per sentirsi
più grande. Da tempo, lo dico senza autocommiserazione,
subisco l'emarginazione e il linciaggio "silenzioso"
dei cloni inconsapevoli. Vivo costantemente la condizione
dell'esiliato, e non c'è peggior esilio di
quello in casa propria.
Mi sforzo di vedere fuori da me. 19
settembre 2002
Vedersi bruciare.
Con Elio Billo e Ginevra Bianca sono il protagonista
di una sgangherata animazione di Marianna: noi tre
incontriamo i fratelli Marx (Groucho, Chico, e Harpo)
nel bar Lasagna, detto Laso, il bar dei matti di
Mantova. Il filmato confuta uno spirito nichilista
e incendiario.
Ho detto "incendiario". Da subito si avverte
questo senso spregiudicato del pericolo, con Ginevra
Bianca che spegne la sigaretta sulla mano di Harpo.
E' il passaggio del testimone. Sarà Harpo,
infatti, a causare l'incendio finale. Tutti vengono
bruciati dal fuoco, ma senza veri drammi: Elio Billo
agita solo un poco le braccia, Groucho Marx si accende
il sigaro, Ginevra Bianca non muove muscolo e si
abbandona alle fiamme come Giovanna D'Arco, Harpo
si limita a fare le smorfie che farebbe comunque,
io me ne sto seduto sulla sedia. Si muove solo Chico,
ma per bere il mio bicchiere di vino. Nessuno è
interessato a far qualcosa per fermare il fuoco.
Tutti si lasciano distruggere, non per fatalismo,
ma per anarchica curiosità. Per vedersi bruciare.
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IL SECONDO PERIODO DEPRESSIVO
31 settembre 2002
E' iniziato il mio secondo periodo depressivo.
E' diverso dal primo: il Secondo Periodo Depressivo
lo vivo con più consapevolezza, ma anche
con più rabbia. Nasce dalla negazione dell'azione.
Io sono convinto di avere ragione quando dico che
la vita è necrofila, e l'azione su cui si
fonda è illusoria; la vitalità autentica
esiste nell'immaginazione, nella dimensione "altra".
Ho spiegato, approfondito, dimostrato più
volte tutto ciò. Ma la vita è spietata,
ricattatoria, mi bombarda ogni giorno con le sue
false immagini, mi vuole convincere di essere "la
migliore delle vite possibili"; la vita è
una superpotenza che cerca continuamente di abbattere
l'altro o di convertirlo. Beh, sono sfinito. Dovete
capirmi, io sono solo in questa battaglia, e anche
Clint Eastwood perderebbe fiducia di fronte a simili
intimazioni. La vita mi sta devastando, e mi fa
persino sentire in colpa perché non agisco.
Perché non sono produttivo come vorrebbe.
Perché non mi inserisco nella catena di montaggio.
La vita è furba: sa che non mi potrà
mai far diventare uno stakanovista, e allora tenta
di rendermi innocuo come il protagonista di La noia,
indifferente alla vita e indifferente all'immaginazione.
Io sono pericoloso perché propongo la noia
in violenta contrapposizione alla vita votata al
falso utile-produttivo; si tratta di noia creativa,
la quale individua un'altra vita, non più
basata sull'azione illusoria, ma sull'immaginazione
autentica, e realmente dinamica (niente a che vedere
con l'esistenzialismo e con la noia moraviana, serva
della vita).
Sono fiero di aver penetrato quest'altra via, ma
la reazione della vita è stata durissima.
Non ce la faccio più a resistere, con tutti
che se ne fregano e mi lasciano nel buio. E cado
di nuovo in depressione. 3 ottobre
2002
La depressione rende insonni. Prima che arrivasse
il Secondo Periodo Depressivo, non avevo problemi
d'insonnia; quelle poche volte che non riuscivo
a dormire, risolvevo così: mi alzavo, andavo
in bagno, mi guardavo allo specchio, vedevo il sonno,
tornavo a letto e mi addormentavo. Ora non funziona
più: nello specchio del bagno vedo il trucco,
e ritorno in camera sconsolato, tenuto sveglio dai
cloni ansiosi di soffocare la mia altra umanità.
10 ottobre 2002
PRIMA CANZONE DEL SECONDO PD
La depressione mi schianta
La depressione mi abbatte
A cannonate
A cannonate
Per cui chiudo tutte le finestre
E non le apro più
Chiudo tutte le finestre
L'aria viziata è fuori
E pensare che da ragazzino
Con spirito battagliero
Con enfasi da ragazzino
Con enfasi dicevo:
Fuck the world!
Ti ho incontrato
Su una bilancia truccata
Piena di bellezza
E di rimorso
Tu avevi le colpe più gravi
Ma avevi la castità
Io avevo le ragioni migliori
Ma avevo la crudeltà
Sono forse diventato arido?
Sono forse diventato pavido?
E pensare che da ragazzino
Con enfasi dicevo:
Fuck the world!
Ma sapete
Ho voglia di tornare a casa
E riposarmi
Domare le colpe
Portarmi a spasso
Osare l'inutile
In quel posto abita una donna
Che vorrei riconoscere
15 ottobre 2002
Vorrei essere come l'ispettore Pitocco.
L'ispettore Pitocco è un vero professionista,
e ogni volta che risolve un caso, si dimentica
di tutto. Arresta i criminali e poi si dimentica
di averli arrestati. Vorrei essere come lui, nel
mio campo. Scrivere e scordarmi di ciò
che ho scritto. Avendo invece sempre tutto davanti,
non posso superare me stesso, non posso essere
come l'ispettore Pitocco. Un giorno vi parlerò
meglio dell'ispettore Pitocco. Io vorrei essere
come lui. Vorrei scordarmi di me. Vorrei morire.
17 ottobre 2002
Ci sono molte cose che devo ancora imparare, e
se fossi furbo le imparerei. Ma non ho voglia.
Non ho voglia non ho voglia non ho voglia. Sono
un genio, ma non sono furbo. Dovrei prendere la
vita alla sprovvista, e invece mi limito a chiuderle
la porta in faccia, e ciò non fa che peggiorare
le cose, mentre le vie di salvezza da me create,
come la noia creativa e l'affezione, si riducono
a dogmi galleggianti.
Ho incontrato Ginevra, sì, proprio lei,
Ginevra Bianca. Mi ha invitato a casa sua, mi
ha mostrato i suoi pupazzi, e ha proposto di ospitarmi
per tutto il tempo che volevo; io ho accettato,
entusiasta, ma lei mi ha detto che stava scherzando.
Sono tutti in preda a loro stessi, ho dei debiti
da pagare, non ne posso più.
Vorrei essere come l'ispettore Pitocco.
20 ottobre 2002
L'ispettore Pitocco era famoso perché catturava
i criminali senza neanche saperlo: subito dopo
la cattura del malvivente, Pitocco non si ricordava
più di averlo arrestato. L'ispettore Pitocco
era un omino più piccolo di un nano, e
il naso stretto e affilato all'insù descriveva
perfettamente il suo intuito micidiale. Approfittando
del fatto che Pitocco si scordava delle sue prodezze,
gli altri lo sfruttavano, è vero, ma che
importava? Pitocco non ne era toccato minimamente,
e proseguiva in pura libertà la sua vita,
anzi, le sue mille vite (furono mille i criminali
che arrestò).
Se anch'egli conobbe la depressione, fu certo
una depressione scevra di trappole intellettualoidi
e di artefatti psicologismi.
Vorrei essere depresso come l'ispettore Pitocco.
21 ottobre 2002
SECONDA CANZONE DEL SECONDO PD
Strategia temporeggiatrice
Non galleggio
Sprofondo in superficie
Voglio dormire
Voglio dormire
Voglio pensare
Senza dover dare l'esame
Il professore anarchico mi dice:
Si può vivere felici
Bastano pochi sacrifici
Ma io sono una scatola di briciole
(Strategia temporeggiatrice)
(Strategia temporeggiatrice)
Odio la gente là fuori
Non notatemi
Non guardatemi
Io rimango solo in quest'angolo
Il muro mi trasfigura
Il professore anarchico mi dice:
Compra il pane in panificio
Non è un grosso sacrificio
Ma io sono una scatola di briciole
Strategia temporeggiatrice
Strategia temporeggiatrice
Scatola di briciole
26 ottobre 2002
Un'altra entità deprimente: lo spaventapasseri
paffuto.
Lo spaventapasseri paffuto mi osserva al suo posto.
Credo di averlo di fronte, ma sono alle sue spalle,
e lui lo sa (porcocane).
Lo voglio far impazzire! Non lo posso tollerare:
non esce mai dalle righe, non va fuori tempo,
se si arrabbia lo fa con stile, e riesce subito
a glissare.
Lo spaventapasseri paffuto è ai piedi del
monte, in cui tutto assomiglia a un senso reale.
Che significa quest'ultima idiozia? Ma lui, lui,
com'è diventato così furbo? Così
lucido?
Mentre io perdo saliva, egli ha l'aria di vedere
alla giusta distanza, cerco di indurlo al deragliamento,
ma lui non perde mai il controllo.
Lo spaventapasseri paffuto
mi fa impazzire.
1 novembre 2002
Per smontare ancora una volta il giocattolo ricorrerò
alla regressione.
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IL PERIODO REGRESSIVO
2 novembre 2002
Archiviazione del S. P. D.
Inizio del periodo regressivo.
Ho archiviato, ho archiviato anche il Secondo Periodo
Depressivo.
Inizia il Periodo Regressivo, che consiste nella
narrazione di storielle infantili e regressive.
Ecco la prima:
IL BAMBINO E I PENSIERI
C'era una volta un bambino di nome Cirino, che aveva
troppi pensieri sulla testa.
Un giorno stava pensando con preoccupazione... Era
in montagna e raccoglieva fiori per sua madre. D'un
tratto venne fuori un mostro tutto nero. Cirino
finì di pensare, corse dal papà, e
gli disse: "Papà, se andiamo in montagna
verrà fuori un mostro tutto nero!".
Il papà gli spiegò che non esistono
quelle robe lì.
Da allora Cirino imparò a non pensare.
IL FOLLETTO E IL FUNGO
Una volta c'era un folletto, folletto per modo di
dire perché era un uomo, solo un po' più
piccolo degli altri (e anche perché era l'unico
così).
Un giorno andò nel bosco e, cammina cammina,
senza volere diede un calcio ad un fungo. Il fungo
disse: "Ahi!" "Chi ha parlato?",
disse il folletto. "Ma io, il fungo, chi
vuoi che parli?"
Il folletto era sbalordito, ma poi disse: "Tu
parli? Ma non è possibile, però se
hai parlato vuol dire che è possibile. Ascolta,
tu mangi?" "Io sì", rispose
il fungo. "Cosa ti piace?" "A
me piace tutto".
Così vissero felici e contenti.
SUNGO IL VANITOSO E IL CANE
Sungo era un uomo vanitoso.
Un giorno, mentre si guardava nello specchio, incontrò
un cane che sapeva tutto di lui.
Il cane gli disse: "Se tu continui a vantarti
così, quando morrai non salirai in cielo
ma all'inferno".
Sungo fece finta di niente. Dopo un po' disse: "E'
impossibile, come posso salire all'inferno, sono
troppo bello". "Ti ho avvertito",
disse il cane, "Se non mi ascolterai, all'inferno
salirai".
Detto questo, il cane se ne andò.
Sungo non fece quello che il cane aveva detto, fece
il contrario.
E così quando morì salì all'inferno.
IL MAGRO E IL GRASSO "Che magro che sei,
Giuditto" disse Antonio, che era grasso come
Obelix, quello dei fumetti. "Ma guardati
te, Antonio, che sei grasso come Obelix, quello
dei fumetti" rispose Giuditto.
Antonio si offese molto, allora Giuditto disse:
"Scusa se ti ho offeso, Antonio. Ascolta: che
ne dici di andare in pizzeria per fare pace?"
Antonio certo che disse di si.
Così Antonio e Giuditto non litigarono più.
GAGLIUSO E L'ESTRANEO
Gagliuso era un ragazzo.
Mentre passeggiava, vide un uomo con i capelli rossi
che non aveva mai visto.
L'uomo, che era cattivo, prese Gagliuso e lo spinse
via. Gagliuso reagì, diede un calcio all'indietro
nella pancia dell'estraneo, che cadde per terra.
Gagliuso scappò via.
Da allora, quando vede un estraneo, Gagliuso scappa
subito lontano da lui, così non corre più
rischi.
IL FUSTO GASATO E IL LEONE
In Africa c'era un uomo molto gasato, e diceva di
essere più forte di tutti.
Un giorno vide un leone e il leone vide lui. Il
fusto gli disse: "Ma cosa vuoi fare, leoncino
del malaugurio, io ti batto subito!" "Ah
si?" rispose il leone "Allora fammi vedere
cosa sai fare!"
Il fusto non fece in tempo a muoversi che il leone
l'aveva già sbranato.
Quindi, voi lettori, non dovete fare come il fusto,
ma fare il contrario.
IL VECCHIO SPINO
Tanto tempo fa, in un villaggio, la vita era impossibile
e pericolosa: nessuno poteva uscire di casa per
andare a lavorare per colpa di un gigante vecchio,
che però era fortissimo e crudele, era contornato
di spine per tutto il corpo, molto appuntite, le
aveva persino nella barba e nei capelli. Costui
non lasciava passare nessuno. Gli uomini quando
avevano fame dovevano stare attenti a non farsi
vedere, mentre prendevano i frutti, e non sempre
riuscivano a scappare, ma finivano spesso nelle
mani del Vecchio Spino (così si chiamava),
che li infilzava e li uccideva con le sue spine
attaccate al corpo.
Era una vita terribile, nessuno poteva vedere la
luce del sole più di cinque minuti, e pian
piano, anzi, velocemente sparirono gli abitanti
e la popolazione diminuiva sempre.
Un giorno un nano ebbe un'idea. Questo nano si chiamava
Torriano; la sua idea consisteva nello scoprire
qual era il punto debole del gigante. Torriano aveva
scoperto come scoprirlo: il nano era un mago e,
dopo tanti e tantissimi esperimenti, era riuscito
a fare una pozione che faceva dire, a quello che
la beveva, la verità di tutto quello che
gli veniva domandato. L'avrebbe fatta bere al Vecchio
Spino e si sarebbe fatto rivelare il punto debole.
Perciò Torriano salì sul tetto e vide
che gli veniva incontro il Vecchio Spino, allora
prese il bicchiere, dove c'era dentro la pozione,
aspettò che il gigante gli fosse vicino,
e gli gettò il bicchiere sulla bocca, e il
Vecchio Spino non poté fare a meno di berlo.
Così Torriano gli domandò: "Qual
è il tuo punto debole?" "Niente"
rispose il gigante.
Torriano, deluso, rientrò in casa.
Pensò e ripensò: poteva darsi che
la parola "niente" fosse il punto debole.
Quindi uscì di nuovo dalla sua casa e urlò
al gigante: "Niente! Niente! Niente!"
Quel colosso vivente urlò: "No!
No! No!"
E alla fine, mentre il nano continuava a pronunciare
la parola, il gigante cadde a terra, morto.
18 novembre 2002
Periodo Regressivo. Motivazioni.
Regressione nel senso di leggerezza, in reazione
alla pesantezza che mi circonda.
Ai politici dello straproblema, ai mattoni umani
io dico: fate come Giuditto e Antonio, risolvete
i vostri problemoni mangiando una pizza; fate amicizia
come il folletto e il fungo, così, semplicemente,
senza menate parafreudiane, e smettetela di vomitare
Joyce e Antonioni.
Imparate a non pensare come Cirino.
La vostra sostanza si abbatte con il niente.
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IL DOPOPERIODO
5 dicembre 2002
Dino Fumaretto non è più quello di
una volta. Ma lo dico solo io. Quando lo direte
anche voi sarà troppo tardi, e non vi rimpiangerò.
Ora ho dimenticato i rimpianti, ma ho molti problemi,
che osservo però distrattamente, e sono molto
fermo mentre mi mostro a guardare, ma non per questo
tranquillo, no, anzi.
Dopo tutti questi periodi mi ritrovo dispersivo,
dico cose disordinate inconcludentemente, ho perso
l'ordine.
Eppure c'è quiete. La quiete del DopoPeriodo.
Sono in ansia. Eppure non sento nell'aria pericoli
di drammi interpersonali. Ripeto, c'è quiete.
8 dicembre 2002
Però, perché tanti problemi? Per diventare
attori dovete salire sul palco e firmare la vostra
adesione. Vi invitiamo a recitare nel nostro spettacolo.
Se lo spettacolo poi disgraziatamente non si farà,
ci saranno sempre le vostre firme. Se non ci saranno
le firme, rimarranno comunque gli inviti. Sempre
qualcosa rimane. E spesso è l'essenziale.
Già, ma se non ci saranno nemmeno gli inviti?
Rimarrà il rimpianto essenziale.
Impegnamoci. Facciamo i lavori giusti. Invitami.
Ma voglio ridere.10 dicembre 2002
Che bello se dopo il Periodo fosse nato il SuperPeriodo.
Invece dopo il Periodo c'è solo il DopoPeriodo.
13 dicembre 2002
Stai quieto, Dino. Mi guardo e mi riguardo. Ho ben
due periodi depressivi alle spalle. Sognavo. Ero
con i piedi per terra e mio padre sul tetto. In
cielo una scena terribile: corpi trafitti. Ma mio
padre vedeva solo le nuvole. "Papà non
vedi quei corpi di dolore?" Lui mi rispose
"Supera le tue problematiche infraumane, figliuolo".
Studiamoci bene i simboli, affidiamo tutto ai simboli,
l'uomo c'è sempre dentro ai simboli, in modo
però da non rompere troppo le scatole. Così
possiamo mettere Bacon nel cassetto e guardare le
nuvole.
Stai quieto. 14 dicembre 2002
Capire il DopoPeriodo. La sua quiete ostentata comincia
ad irritarmi, quasi quanto lo spaventapasseri paffuto.
Forse sarebbe meglio se accettassi quieto la sua
quiete invece di perdermi nella ricerca della comprensione.
Ho un potente singhiozzo dopo il Periodo. DopoPeriodo,
per favore, dimmi qualcosa d'altro... sei ricchissimo,
e mi hai donato cose molto belle. Ma vorrei che
mi abbracciassi. Tu lo sai bene, poiché sei
anche intelligente, che la ricchezza non è
tutto.
Forse non sono portato per la quiete. M'inquieta.
Però oramai ci sono immerso, e tutto è
nelle mani del DopoPeriodo. 17
dicembre 2002
Però no, non devo lasciarmi andare ad un
sentimento di accettazione nei confronti del DopoPeriodo.
Soprattutto non è da me. Criticare sempre,
misurando l'atteggiamento a seconda del contesto.
In genere ho avuto un atteggiamento critico relativamente
aggressivo, ora sarebbe pertinente avere un atteggiamento
critico quieto. Ma sento ancora gente in treno parlare
di proiezioni ortogonali. Come misurare il tutto?
Riemergono problemi analoghi a quelli del Periodo
della Giusta Distanza, ma non sono esattamente gli
stessi, perché è cambiato il clima,
e soprattutto non c'è più il Periodo.
Il Dopo... comprende tutto il prima, ma arriva dopo.
Ecco in che cosa è diverso dal prima. Riflettete
anche voi su questa considerazione di apparente
ovvietà. 19 dicembre 2002
Analisi del DopoPeriodo.
Porsi le seguenti domande e rispondersi:
1-Il DopoPeriodo è sostanzialmente quiete?
Risposta: Si.
2-Questa quiete ti soddisfa?
R: No.
3-Perché no?
R: Perché non riesco a capire l'atteggiamento
del DopoPeriodo verso di me.
4-Che tipo di atteggiamento vorresti che avesse
il DopoPeriodo?
R: Vorrei che mi abbracciasse.
5-Cosa pensi di fare?
R: Convocherò la mia amica immaginaria.
6-Chi è la tua amica immaginaria?
R: E' una scrittrice crudele con la quale potrei
creare un Dopo diverso, perché questo non
mi piace.
7-Dunque hai risolto?
R: Si. Al diavolo il DopoPeriodo, e avanti il futuro,
crudele Dopo.
Un altro Dopo è possibile.
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