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MAPPA DEI PERIODI
 
Periodo Depressivo
(Passaggio all'azione)
Periodo Transitorio
Periodo Autocritico
Periodo della Giusta Distanza
Secondo Periodo Depressivo
Periodo Regressivo
Dopoperiodo

IL PERIODO DEPRESSIVO


Lunedì 27 maggio 2002
E' iniziato il mio periodo depressivo.
Quando arriva, la depressione è accompagnata dai fantasmi; i fantasmi ci sono sempre, certo, ma questi puzzano, puzzano e mi consumano. Puzzano di ricordi retorici e puzzano di me. Troppo di me. Non so proprio se uscirò da questa depressione. Ma si dice sempre così quando si é in depressione. Non vedo aiuti. Non mi aiuta la mia città, non mi aiuta Callimaco, non mi aiuta il gatto, non mi aiuta il poeta della biblioteca, non mi aiuta chi mi aiuta. E l'anno è ancora lungo. Chiunque conosca medicine (non da ingerire e neanche da inalare) contro la depressione, contro questi fantasmi puzzolenti, mi scriva.

Martedì 28 maggio 2002
Oggi mi sono seduto al pianoforte, depresso, e ho scritto una canzone molto triste. La musica è davvero struggente, ma non potete sentirla, per cui pongo alla vostra attenzione soltanto il testo.
Eccolo:

L'INCOMPRESO

Io sono solo sono triste sono sensibile
sono l' incompreso
e tu cieca sei, mi parli di te
mi parli dei tuoi problemi
ma intanto io penso a me
penso a me
a quanto sono infelice
più infelice di te
più infelice di te
più infelice di te
più infelice di te

mamma papà scuola e società
mi hanno abituato
a tenere tutto dentro di me
mentre tu vomiti senza problemi
a cosa serve il confronto?
non mi dà conforto
sono solo in un mare di guano
più isolato di voi
più ammalato di voi
più infelice di voi
più incompreso di voi

ma ho una consolazione da non buttare:
la solitudine forma il carattere

Lunedì 3 giugno 2002
Anche se ho chiesto a terzi di aiutarmi a uscire dalla depressione, non mi sono mai illuso di ricevere soluzioni da altri. Cerco solo un minimo raffronto umano.
Una fastidiosa amarezza mi proviene da coloro con cui fino a poco tempo fa ho condiviso passioni, ossessioni, errori e orrori, e che ora si mostrano insensibili, fuggendo dalle proprie responsabilità umane.
Nel frattempo continuo a essere invaso dai nauseanti fantasmi di vecchi conflitti, vecchie amicizie, vecchi amori e soprattutto vecchi dubbi sotterranei che invocano spiegazioni.
E' muffa della quale non riesco a liberarmi, tutto puzza insostenibilmente di vecchio. Mi sono ricordato di luoghi dove potevo ricevere risposte per placare questa avanzata di vecchiume: li ho ritrovati inariditi, senza volontà di rinascita.
Non crediate che stia subendo passivamente la depressione, sto facendo invece grossi sforzi per cercare vie di liberazione. Ma ovunque io cerchi, trovo sterilità e morte. E ciò peggiora le cose.
E di certo non mi aiuta.

Mercoledì 5 giugno 2002
La depressione mi schiaccia.
Oggi ho letto queste parole di Quasimodo: "Fai uso della fantasia, della speranza e dell'amore per vivere e vincere la vita".
Fantasia ne ho da vendere, la speranza non mi manca, e in quanto all'amore, l'ho usato tanto da evolverlo in affezione.
Ma non basta per vincere la vita, visto che mi trovo schiacciato da essa. E mi ritornano alla memoria le parole finali di Jules e Jim di Truffaut: "Abbiamo giocato con la sostanza della vita -dice Jules- e abbiamo perso". Parole scioccanti per un film considerato "un inno alla vita".
Fare uso di fantasia, speranza e amore permetterà magari di vivere la vita, ma non necessariamente di vincerla.
E io cosa dovrei fare? Uno straniero simpatico mi ha scritto esortandomi ad affrontare la depressione con più coraggio, cioé non aver paura di scavare, soffrire, scendere giù, insomma. E' chiaro che fa comodo a tutti citare William Blake: "La via dell'eccesso porta al palazzo della saggezza", ma io non sono né William Blake, né un personaggio di Dostoevskij, né un cattolico votato al martirio. IO scendo all'inferno a modo mio! E soffro a modo mio, non come e quanto piace a voi, che volete sempre che qualcuno si trafigga al vostro posto.
Troppo facile!

Martedì 18 giugno 2002
Sto meglio.
Le persone che amo mi dicono che sono diventato un estraneo. Siete VOI che mi estraniate, ipocriti di ghiaccio!
Ma sto meglio.
E' giunta l'ora di archiviare il periodo depressivo con il passaggio all'azione.

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PASSAGGIO ALL'AZIONE


L'OGGETTO: RICERCA DOPO LA FUNZIONE

OGGETTO: è qualcosa che l'uomo ha elaborato per una funzione
1- Oggetto come specchio dell'uomo, funzione
2-Noi possiamo diventare oggetti (quando l'oggetto è in grado di fare tutto
quello che possiamo fare noi)

Cercare un oggetto senza funzione

OGGETTO: vagone di un treno (giocattolo)
LUOGO DEL RITROVAMENTO: soffitta
TEMPO DELL' USO: 3 anni
A CHI E' APPARTENUTO: a me
FUNZIONE: gioco per bambini
LE PARTI DI CUI E' COMPOSTO:
- tavoletta rettangolare di legno
- struttura cilindrica in legno inchiodata alla tavoletta
- chiodo infilato sopra, al centro del cilindro
- ruote in legno attaccate alla tavoletta per mezzo di chiodi
- gancio di plastica

SMONTAGGIO DELL'OGGETTO
Per prima cosa ho staccato la struttura cilindrica inchiodata alla tavoletta; poi ho levato le ruote, e di conseguenza gli elementi di connessione in ferro. Ho segato le 3 ruote in modo diverso (una l'ho lasciata intatta): in 2 parti, in 3
parti, in 4 parti.

Passaggio all'azione

Ho segato, spezzato, distrutto e infine ho unito, assemblato, CAMBIATO.
Non sono più il giocattolo che ha perso la sua funzione.

L'opera d'arte è compiuta.

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IL PERIODO TRANSITORIO


25 giugno 2002
Riassunto.
C'è stato il periodo depressivo, causato relativamente da muffe e scorie che non avevano più ragione d'essere se non all'interno del ricordo; successivamente è stato possibile archiviare (ma non eliminare) la depressione, lavorando proprio sulle scorie, o meglio, sugli oggetti senza più funzione; gli oggetti senza funzione sono diventati qualcosa d'altro, opera d'arte, forse. In ogni caso si è arrivati al passaggio all'azione, cioé all'attimo prima che l'azione diventasse azione.
Non mi interessava arrivare all'azione. E' nel passaggio che voglio arrivare. Sempre.

26 giugno 2002
Il passaggio all'azione è forse avvenuto troppo velocemente, e io ho bisogno di isolarmi. Perciò mi ritiro dal mondo sociale per almeno una decina di giorni.

15 luglio 2002
L'azione è incompiuta.
Torno dal periodo di isolamento e i miei conoscenti e i miei amici mi cercano. E' spesso così: non ci sono quando li richiedi, e quando sei tu a non volerli cercare, ti trovano loro. La domanda é: dopo il periodo depressivo sono passato all'azione oppure no? Perché c'è pure chi mi dice che devo smetterla di pensarmi camminare e di iniziare a camminare realmente. I paladini della produttività.
Io sono concreto nell'astratto. Per me azione è anche scrivere due raccontini mediocri, azione è pure scegliere di isolarsi per due settimane. E quelli che dicono "Facciamo facciamo", ma cosa credete di fare?
Austin sostiene che "dire è sempre fare"; giustissimo, anche se egli si concentra soprattutto sugli effetti, le conseguenze pratiche del linguaggio. Ma molto spesso noi non otteniamo nessun effetto di quello che diciamo. Oppure otteniamo effetti totalmente sbagliati.
Si illudono del compimento dell'azione. Ma ciò che è davvero compiuto è l'incompiuto. Kafka sarebbe grande allo stesso modo se i suoi romanzi fossero compiuti?
Io sono convinto di no.

23 luglio 2002
Passaggio al film.
Oggi la mia amica Marianna ha girato un cortometraggio in cui io ho recitato la parte principale. Il soggetto del film è "l'ascensore": si vede un uomo entrare in questo luogo di transito, e vi trova uno strano tipo, interpretato da me, che occupa l'ascensore, seduto su un inginocchiatoio, con tanto di radio, libri, riviste, provviste, sigari. L'uomo, impassibile, dice: "Io vado al sesto", e mi chiede spiegazioni. Io dico cose come: "Mi interessa stanziarmi in questo non-luogo, uno spazio dedicato esclusivamente al fuggevole passaggio".
Sono parole che sembrano essere state scritte appositamente per me. Marianna mi ha scelto per un film sul passaggio. Non è un caso.

6 agosto 2002
Ho scritto una canzone-manifesto per la transizione.

L'ASCENSORE
Oh! Arriva un grido
E' l'azione che vuole agire
Ma io che sono intelligente
Ho capito
Che l'azione è un'illusione

Mi son scoperto nell'ascensore
Perché è nel passaggio la mia dimensione

Oh! Io sono idoneo
Per la transizione
E voialtri che ripetete facciamo
Illusi!
Che fate?

Mi son scoperto nell'ascensore
Perché è nel passaggio la mia dimensione

Oh! Se dire è fare
Fare non è mai fare
In concreto si può solo agir nell'incompiuto
Tutto il resto
E' noia

Mi son scoperto nell'ascensore
Perché è nel passaggio la mia dimensione

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IL PERIODO AUTOCRITICO


11 agosto 2002
Nel momento in cui mi sono illuso di essere arrivato a qualcosa (al Passaggio), è velocemente scattata l'autocritica.
Così, eccomi, finalmente e chiaramente, nel periodo autocritico.
Ho scritto una canzone per rappresentarlo. Al pianoforte.

MI DOVREI APPLICARE
mi compiaccio del mio arrivo ingrato
del traguardo che ho sfiorato
e pensando a domestiche graziose
mi disgusto: sono indietro

si è vero mi dovrei applicare per poter fare un migliore uso di anima e corpo
quanto tempo che ho sprecato e spreco
per le conclusioni altrui
per puttane patinate, insetti e vecchi
per i miei maglioni stretti

si è vero mi dovrei applicare per poter fare un migliore uso di anima e corpo

mi dici: "Tocca la mia mano
e abbandona ogni paura"
mi vien voglia di picchiarti
di questo io non ho paura

si è vero mi dovrei applicare per poter fare un migliore uso di anima e corpo

12 agosto 2002
Il periodo autocritico non è da confondersi con un periodo autolesionista. Non mi sto dicendo, in questo periodo, che sono una nullità, che faccio schifo ecc.
Sto rivedendo l'affanno delle mie non-azioni con occhio più attento. E rivedo anche i miei atteggiamenti passati. Senza incatenarmi a quello che non c'è più, guardo con necessità al passato, non mi illudo di poterlo eliminare, come alcune mie contemporanee personcine s'illudono di fare (e come sono deludenti! e aride!). L'umanità è in calo. Per trovare l'umanità bisognerebbe costruire dei centri a-sociali.
Ma sto divagando.
Dicevo: il passato. Per ricominciare da zero non si deve eliminare il passato. E' un luogo comune; semmai è vero il contrario. A meno che non ci si voglia uccidere, ma è tutt'altra questione.
Ho bisogno di un confronto; ieri sera ho conosciuto una ragazza davvero divertente, di nome Ginevra Bianca. Ginevra si è presentata così: "Mi chiamo Ginevra Bianca, ho 23 anni, ho un'ossessione più grande delle altre, mi piacciono le olive, leggo Pavese, immagino altro".
Abbiamo cominciato a parlare, e sono venuto a sapere che la sua ossessione è il posto. Che cos'è il posto? Lei mi ha detto di provare ad indagare. Ginevra si diverte a fare l'ermetica.

16 agosto 2002
Ho chiesto a Ginevra se il posto è per caso un deserto.
No. Non è un deserto.

20 agosto 2002
Sono in pieno periodo di confronto. Ho scritto una lettera a Ginevra:

Cara Ginevra,
mi è venuto un dubbio: non sarà che l'idea che hai del tuo posto sia tutt'ora indefinita? Se è così, dillo, lo potremmo costruire insieme. Inoltre, mi puoi spiegare meglio quali caratteristiche deve avere il tuo posto per essere vivibile?

22 agosto 2002
Risposta di Ginevra.
Il mio posto deve farmi respirare. La convivenza non è nei miei programmi.
La convivenza non è nei tuoi, programmi, d'accordo. Neanche nei miei. Ma l'ospitalità?
-Io ho bisogno degli altri. Nel momento in cui trovo il mio posto, stai sicuro che mi circondo di persone. Sia chiaro, però, che queste non devono pretendere matrimoni. E' apparentemente banale quello che sto dicendo: capire i propri spazi, visitare e, se possibile, amare gli spazi altrui, ma non invaderli.

23 agosto 2002
Ho accusato Ginevra di voler possedere se stessa. Tanto per dire. Questo confronto già mi annoia.

29 agosto 2003
Mi sono stufato. Il confronto è una boiata.
Ginevra e Posto chiusi.

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IL PERIODO DELLA GIUSTA DISTANZA


7 settembre 2002

VEDERSI VIVERE
Non avrei mai dovuto sezionare i pianeti
Con tanta incosciente vicinanza
Ho una foto sugli occhi e non vedo niente
Son lo specchio acritico del mondo deprimente

Voglio c l o n a r m i !
per conoscermi meglio
Voglio c l o n a r m i !
per vedermi alla giusta distanza

Mi hai spogliato di tutto e mi hai lasciato solo
Ero troppo vicino e l'ho pagata cara
Tutt'ora non vedo al di là del vetro
La visione di me è viziata dall'io

Voglio c l o n a r m i !
per conoscermi meglio
Voglio c l o n a r m i !
per vedermi alla giusta distanza

10 settembre 2002
Chi mi osserva dal microscopio lo fa solo per sentirsi più grande. Da tempo, lo dico senza autocommiserazione, subisco l'emarginazione e il linciaggio "silenzioso" dei cloni inconsapevoli. Vivo costantemente la condizione dell'esiliato, e non c'è peggior esilio di quello in casa propria.
Mi sforzo di vedere fuori da me.

19 settembre 2002
Vedersi bruciare.
Con Elio Billo e Ginevra Bianca sono il protagonista di una sgangherata animazione di Marianna: noi tre incontriamo i fratelli Marx (Groucho, Chico, e Harpo) nel bar Lasagna, detto Laso, il bar dei matti di Mantova. Il filmato confuta uno spirito nichilista e incendiario.
Ho detto "incendiario". Da subito si avverte questo senso spregiudicato del pericolo, con Ginevra Bianca che spegne la sigaretta sulla mano di Harpo. E' il passaggio del testimone. Sarà Harpo, infatti, a causare l'incendio finale. Tutti vengono bruciati dal fuoco, ma senza veri drammi: Elio Billo agita solo un poco le braccia, Groucho Marx si accende il sigaro, Ginevra Bianca non muove muscolo e si abbandona alle fiamme come Giovanna D'Arco, Harpo si limita a fare le smorfie che farebbe comunque, io me ne sto seduto sulla sedia. Si muove solo Chico, ma per bere il mio bicchiere di vino. Nessuno è interessato a far qualcosa per fermare il fuoco. Tutti si lasciano distruggere, non per fatalismo, ma per anarchica curiosità. Per vedersi bruciare.

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IL SECONDO PERIODO DEPRESSIVO


31 settembre 2002
E' iniziato il mio secondo periodo depressivo.
E' diverso dal primo: il Secondo Periodo Depressivo lo vivo con più consapevolezza, ma anche con più rabbia. Nasce dalla negazione dell'azione. Io sono convinto di avere ragione quando dico che la vita è necrofila, e l'azione su cui si fonda è illusoria; la vitalità autentica esiste nell'immaginazione, nella dimensione "altra".
Ho spiegato, approfondito, dimostrato più volte tutto ciò. Ma la vita è spietata, ricattatoria, mi bombarda ogni giorno con le sue false immagini, mi vuole convincere di essere "la migliore delle vite possibili"; la vita è una superpotenza che cerca continuamente di abbattere l'altro o di convertirlo. Beh, sono sfinito. Dovete capirmi, io sono solo in questa battaglia, e anche Clint Eastwood perderebbe fiducia di fronte a simili intimazioni. La vita mi sta devastando, e mi fa persino sentire in colpa perché non agisco. Perché non sono produttivo come vorrebbe. Perché non mi inserisco nella catena di montaggio. La vita è furba: sa che non mi potrà mai far diventare uno stakanovista, e allora tenta di rendermi innocuo come il protagonista di La noia, indifferente alla vita e indifferente all'immaginazione. Io sono pericoloso perché propongo la noia in violenta contrapposizione alla vita votata al falso utile-produttivo; si tratta di noia creativa, la quale individua un'altra vita, non più basata sull'azione illusoria, ma sull'immaginazione autentica, e realmente dinamica (niente a che vedere con l'esistenzialismo e con la noia moraviana, serva della vita).
Sono fiero di aver penetrato quest'altra via, ma la reazione della vita è stata durissima. Non ce la faccio più a resistere, con tutti che se ne fregano e mi lasciano nel buio. E cado di nuovo in depressione.

3 ottobre 2002
La depressione rende insonni. Prima che arrivasse il Secondo Periodo Depressivo, non avevo problemi d'insonnia; quelle poche volte che non riuscivo a dormire, risolvevo così: mi alzavo, andavo in bagno, mi guardavo allo specchio, vedevo il sonno, tornavo a letto e mi addormentavo. Ora non funziona più: nello specchio del bagno vedo il trucco, e ritorno in camera sconsolato, tenuto sveglio dai cloni ansiosi di soffocare la mia altra umanità.

10 ottobre 2002

PRIMA CANZONE DEL SECONDO PD
La depressione mi schianta
La depressione mi abbatte
A cannonate
A cannonate

Per cui chiudo tutte le finestre
E non le apro più
Chiudo tutte le finestre
L'aria viziata è fuori
E pensare che da ragazzino
Con spirito battagliero
Con enfasi da ragazzino
Con enfasi dicevo:

Fuck the world!

Ti ho incontrato
Su una bilancia truccata
Piena di bellezza
E di rimorso

Tu avevi le colpe più gravi
Ma avevi la castità
Io avevo le ragioni migliori
Ma avevo la crudeltà
Sono forse diventato arido?
Sono forse diventato pavido?
E pensare che da ragazzino
Con enfasi dicevo:

Fuck the world!

Ma sapete
Ho voglia di tornare a casa
E riposarmi
Domare le colpe
Portarmi a spasso
Osare l'inutile
In quel posto abita una donna
Che vorrei riconoscere

15 ottobre 2002
Vorrei essere come l'ispettore Pitocco.
L'ispettore Pitocco è un vero professionista, e ogni volta che risolve un caso, si dimentica di tutto. Arresta i criminali e poi si dimentica di averli arrestati. Vorrei essere come lui, nel mio campo. Scrivere e scordarmi di ciò che ho scritto. Avendo invece sempre tutto davanti, non posso superare me stesso, non posso essere come l'ispettore Pitocco. Un giorno vi parlerò meglio dell'ispettore Pitocco. Io vorrei essere come lui. Vorrei scordarmi di me. Vorrei morire.

17 ottobre 2002
Ci sono molte cose che devo ancora imparare, e se fossi furbo le imparerei. Ma non ho voglia. Non ho voglia non ho voglia non ho voglia. Sono un genio, ma non sono furbo. Dovrei prendere la vita alla sprovvista, e invece mi limito a chiuderle la porta in faccia, e ciò non fa che peggiorare le cose, mentre le vie di salvezza da me create, come la noia creativa e l'affezione, si riducono a dogmi galleggianti.
Ho incontrato Ginevra, sì, proprio lei, Ginevra Bianca. Mi ha invitato a casa sua, mi ha mostrato i suoi pupazzi, e ha proposto di ospitarmi per tutto il tempo che volevo; io ho accettato, entusiasta, ma lei mi ha detto che stava scherzando.
Sono tutti in preda a loro stessi, ho dei debiti da pagare, non ne posso più.
Vorrei essere come l'ispettore Pitocco.

20 ottobre 2002
L'ispettore Pitocco era famoso perché catturava i criminali senza neanche saperlo: subito dopo la cattura del malvivente, Pitocco non si ricordava più di averlo arrestato. L'ispettore Pitocco era un omino più piccolo di un nano, e il naso stretto e affilato all'insù descriveva perfettamente il suo intuito micidiale. Approfittando del fatto che Pitocco si scordava delle sue prodezze, gli altri lo sfruttavano, è vero, ma che importava? Pitocco non ne era toccato minimamente, e proseguiva in pura libertà la sua vita, anzi, le sue mille vite (furono mille i criminali che arrestò).
Se anch'egli conobbe la depressione, fu certo una depressione scevra di trappole intellettualoidi e di artefatti psicologismi.
Vorrei essere depresso come l'ispettore Pitocco.

21 ottobre 2002

SECONDA CANZONE DEL SECONDO PD
Strategia temporeggiatrice
Non galleggio
Sprofondo in superficie
Voglio dormire
Voglio dormire
Voglio pensare
Senza dover dare l'esame

Il professore anarchico mi dice:
Si può vivere felici
Bastano pochi sacrifici

Ma io sono una scatola di briciole

(Strategia temporeggiatrice)
(Strategia temporeggiatrice)
Odio la gente là fuori
Non notatemi
Non guardatemi
Io rimango solo in quest'angolo
Il muro mi trasfigura

Il professore anarchico mi dice:
Compra il pane in panificio
Non è un grosso sacrificio

Ma io sono una scatola di briciole
Strategia temporeggiatrice
Strategia temporeggiatrice
Scatola di briciole

26 ottobre 2002
Un'altra entità deprimente: lo spaventapasseri paffuto.
Lo spaventapasseri paffuto mi osserva al suo posto. Credo di averlo di fronte, ma sono alle sue spalle, e lui lo sa (porcocane).
Lo voglio far impazzire! Non lo posso tollerare: non esce mai dalle righe, non va fuori tempo, se si arrabbia lo fa con stile, e riesce subito a glissare.
Lo spaventapasseri paffuto è ai piedi del monte, in cui tutto assomiglia a un senso reale. Che significa quest'ultima idiozia? Ma lui, lui, com'è diventato così furbo? Così lucido?
Mentre io perdo saliva, egli ha l'aria di vedere alla giusta distanza, cerco di indurlo al deragliamento, ma lui non perde mai il controllo.
Lo spaventapasseri paffuto
mi fa impazzire.

1 novembre 2002
Per smontare ancora una volta il giocattolo ricorrerò alla regressione.

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IL PERIODO REGRESSIVO


2 novembre 2002
Archiviazione del S. P. D.
Inizio del periodo regressivo.
Ho archiviato, ho archiviato anche il Secondo Periodo Depressivo.
Inizia il Periodo Regressivo, che consiste nella narrazione di storielle infantili e regressive. Ecco la prima:

IL BAMBINO E I PENSIERI
C'era una volta un bambino di nome Cirino, che aveva troppi pensieri sulla testa.
Un giorno stava pensando con preoccupazione... Era in montagna e raccoglieva fiori per sua madre. D'un tratto venne fuori un mostro tutto nero. Cirino finì di pensare, corse dal papà, e gli disse: "Papà, se andiamo in montagna verrà fuori un mostro tutto nero!".
Il papà gli spiegò che non esistono quelle robe lì.
Da allora Cirino imparò a non pensare.

IL FOLLETTO E IL FUNGO
Una volta c'era un folletto, folletto per modo di dire perché era un uomo, solo un po' più piccolo degli altri (e anche perché era l'unico così).
Un giorno andò nel bosco e, cammina cammina, senza volere diede un calcio ad un fungo. Il fungo disse:
"Ahi!"
"Chi ha parlato?", disse il folletto.
"Ma io, il fungo, chi vuoi che parli?"
Il folletto era sbalordito, ma poi disse:
"Tu parli? Ma non è possibile, però se hai parlato vuol dire che è possibile. Ascolta, tu mangi?"
"Io sì", rispose il fungo.
"Cosa ti piace?"
"A me piace tutto".
Così vissero felici e contenti.

SUNGO IL VANITOSO E IL CANE
Sungo era un uomo vanitoso.
Un giorno, mentre si guardava nello specchio, incontrò un cane che sapeva tutto di lui.
Il cane gli disse: "Se tu continui a vantarti così, quando morrai non salirai in cielo ma all'inferno".
Sungo fece finta di niente. Dopo un po' disse: "E' impossibile, come posso salire all'inferno, sono troppo bello".
"Ti ho avvertito", disse il cane, "Se non mi ascolterai, all'inferno salirai".
Detto questo, il cane se ne andò.
Sungo non fece quello che il cane aveva detto, fece il contrario.
E così quando morì salì all'inferno.

IL MAGRO E IL GRASSO
"Che magro che sei, Giuditto" disse Antonio, che era grasso come Obelix, quello dei fumetti.
"Ma guardati te, Antonio, che sei grasso come Obelix, quello dei fumetti" rispose Giuditto.
Antonio si offese molto, allora Giuditto disse: "Scusa se ti ho offeso, Antonio. Ascolta: che ne dici di andare in pizzeria per fare pace?"
Antonio certo che disse di si.
Così Antonio e Giuditto non litigarono più.

GAGLIUSO E L'ESTRANEO
Gagliuso era un ragazzo.
Mentre passeggiava, vide un uomo con i capelli rossi che non aveva mai visto.
L'uomo, che era cattivo, prese Gagliuso e lo spinse via. Gagliuso reagì, diede un calcio all'indietro nella pancia dell'estraneo, che cadde per terra. Gagliuso scappò via.
Da allora, quando vede un estraneo, Gagliuso scappa subito lontano da lui, così non corre più rischi.

IL FUSTO GASATO E IL LEONE
In Africa c'era un uomo molto gasato, e diceva di essere più forte di tutti.
Un giorno vide un leone e il leone vide lui. Il fusto gli disse:
"Ma cosa vuoi fare, leoncino del malaugurio, io ti batto subito!"
"Ah si?" rispose il leone "Allora fammi vedere cosa sai fare!"
Il fusto non fece in tempo a muoversi che il leone l'aveva già sbranato.
Quindi, voi lettori, non dovete fare come il fusto, ma fare il contrario.

IL VECCHIO SPINO
Tanto tempo fa, in un villaggio, la vita era impossibile e pericolosa: nessuno poteva uscire di casa per andare a lavorare per colpa di un gigante vecchio, che però era fortissimo e crudele, era contornato di spine per tutto il corpo, molto appuntite, le aveva persino nella barba e nei capelli. Costui non lasciava passare nessuno. Gli uomini quando avevano fame dovevano stare attenti a non farsi vedere, mentre prendevano i frutti, e non sempre riuscivano a scappare, ma finivano spesso nelle mani del Vecchio Spino (così si chiamava), che li infilzava e li uccideva con le sue spine attaccate al corpo.
Era una vita terribile, nessuno poteva vedere la luce del sole più di cinque minuti, e pian piano, anzi, velocemente sparirono gli abitanti e la popolazione diminuiva sempre.
Un giorno un nano ebbe un'idea. Questo nano si chiamava Torriano; la sua idea consisteva nello scoprire qual era il punto debole del gigante. Torriano aveva scoperto come scoprirlo: il nano era un mago e, dopo tanti e tantissimi esperimenti, era riuscito a fare una pozione che faceva dire, a quello che la beveva, la verità di tutto quello che gli veniva domandato. L'avrebbe fatta bere al Vecchio Spino e si sarebbe fatto rivelare il punto debole. Perciò Torriano salì sul tetto e vide che gli veniva incontro il Vecchio Spino, allora prese il bicchiere, dove c'era dentro la pozione, aspettò che il gigante gli fosse vicino, e gli gettò il bicchiere sulla bocca, e il Vecchio Spino non poté fare a meno di berlo. Così Torriano gli domandò:
"Qual è il tuo punto debole?"
"Niente" rispose il gigante.
Torriano, deluso, rientrò in casa.
Pensò e ripensò: poteva darsi che la parola "niente" fosse il punto debole. Quindi uscì di nuovo dalla sua casa e urlò al gigante:
"Niente! Niente! Niente!"
Quel colosso vivente urlò:
"No! No! No!"
E alla fine, mentre il nano continuava a pronunciare la parola, il gigante cadde a terra, morto.

18 novembre 2002
Periodo Regressivo. Motivazioni.
Regressione nel senso di leggerezza, in reazione alla pesantezza che mi circonda.
Ai politici dello straproblema, ai mattoni umani io dico: fate come Giuditto e Antonio, risolvete i vostri problemoni mangiando una pizza; fate amicizia come il folletto e il fungo, così, semplicemente, senza menate parafreudiane, e smettetela di vomitare Joyce e Antonioni.
Imparate a non pensare come Cirino.
La vostra sostanza si abbatte con il niente.

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IL DOPOPERIODO


5 dicembre 2002
Dino Fumaretto non è più quello di una volta. Ma lo dico solo io. Quando lo direte anche voi sarà troppo tardi, e non vi rimpiangerò. Ora ho dimenticato i rimpianti, ma ho molti problemi, che osservo però distrattamente, e sono molto fermo mentre mi mostro a guardare, ma non per questo tranquillo, no, anzi.
Dopo tutti questi periodi mi ritrovo dispersivo, dico cose disordinate inconcludentemente, ho perso l'ordine.
Eppure c'è quiete. La quiete del DopoPeriodo.
Sono in ansia. Eppure non sento nell'aria pericoli di drammi interpersonali. Ripeto, c'è quiete.

8 dicembre 2002
Però, perché tanti problemi? Per diventare attori dovete salire sul palco e firmare la vostra adesione. Vi invitiamo a recitare nel nostro spettacolo. Se lo spettacolo poi disgraziatamente non si farà, ci saranno sempre le vostre firme. Se non ci saranno le firme, rimarranno comunque gli inviti. Sempre qualcosa rimane. E spesso è l'essenziale. Già, ma se non ci saranno nemmeno gli inviti? Rimarrà il rimpianto essenziale.
Impegnamoci. Facciamo i lavori giusti. Invitami. Ma voglio ridere.10 dicembre 2002
Che bello se dopo il Periodo fosse nato il SuperPeriodo.
Invece dopo il Periodo c'è solo il DopoPeriodo.

13 dicembre 2002
Stai quieto, Dino. Mi guardo e mi riguardo. Ho ben due periodi depressivi alle spalle. Sognavo. Ero con i piedi per terra e mio padre sul tetto. In cielo una scena terribile: corpi trafitti. Ma mio padre vedeva solo le nuvole. "Papà non vedi quei corpi di dolore?" Lui mi rispose "Supera le tue problematiche infraumane, figliuolo".
Studiamoci bene i simboli, affidiamo tutto ai simboli, l'uomo c'è sempre dentro ai simboli, in modo però da non rompere troppo le scatole. Così possiamo mettere Bacon nel cassetto e guardare le nuvole.
Stai quieto.

14 dicembre 2002
Capire il DopoPeriodo. La sua quiete ostentata comincia ad irritarmi, quasi quanto lo spaventapasseri paffuto. Forse sarebbe meglio se accettassi quieto la sua quiete invece di perdermi nella ricerca della comprensione. Ho un potente singhiozzo dopo il Periodo. DopoPeriodo, per favore, dimmi qualcosa d'altro... sei ricchissimo, e mi hai donato cose molto belle. Ma vorrei che mi abbracciassi. Tu lo sai bene, poiché sei anche intelligente, che la ricchezza non è tutto.
Forse non sono portato per la quiete. M'inquieta. Però oramai ci sono immerso, e tutto è nelle mani del DopoPeriodo.

17 dicembre 2002
Però no, non devo lasciarmi andare ad un sentimento di accettazione nei confronti del DopoPeriodo. Soprattutto non è da me. Criticare sempre, misurando l'atteggiamento a seconda del contesto. In genere ho avuto un atteggiamento critico relativamente aggressivo, ora sarebbe pertinente avere un atteggiamento critico quieto. Ma sento ancora gente in treno parlare di proiezioni ortogonali. Come misurare il tutto? Riemergono problemi analoghi a quelli del Periodo della Giusta Distanza, ma non sono esattamente gli stessi, perché è cambiato il clima, e soprattutto non c'è più il Periodo.
Il Dopo... comprende tutto il prima, ma arriva dopo. Ecco in che cosa è diverso dal prima. Riflettete anche voi su questa considerazione di apparente ovvietà.

19 dicembre 2002
Analisi del DopoPeriodo.
Porsi le seguenti domande e rispondersi:
1-Il DopoPeriodo è sostanzialmente quiete?
Risposta: Si.
2-Questa quiete ti soddisfa?
R: No.
3-Perché no?
R: Perché non riesco a capire l'atteggiamento del DopoPeriodo verso di me.
4-Che tipo di atteggiamento vorresti che avesse il DopoPeriodo?
R: Vorrei che mi abbracciasse.
5-Cosa pensi di fare?
R: Convocherò la mia amica immaginaria.
6-Chi è la tua amica immaginaria?
R: E' una scrittrice crudele con la quale potrei creare un Dopo diverso, perché questo non mi piace.
7-Dunque hai risolto?
R: Si. Al diavolo il DopoPeriodo, e avanti il futuro, crudele Dopo.
Un altro Dopo è possibile.

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