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L'UFFICIO
(Il vulcano è un ufficio)
E' passato l'anno e sono chiuso in ufficio.
Deja vu in ufficio
Ho un senso di deja vu
E forse ce l'hai pure tu
Che mi ascolti
Questo ufficio l'ho già visto
Mi ricorda la montagna
Un tempo andavo in montagna
E già mi rivedevo
Mi sono fermato a pensare
E non ti ho più rivisto
In seguito ho scordato
Le considerazioni finali introduttive
Ma poi me le hanno ricordate
Per darmi un calcio in bocca
Un calcio già sentito
Ho un senso di deja vu
E forse ce l'hai pure tu
Che mi leggi
Mi hai abbracciato
Poi problemi problemoni
Non mi hai più abbracciato
Non si può più
Ma decido di rimanere in ufficio
Se è fallito l'abbraccio
Non facciamo fallire l'ufficio
E rimanendo in ufficio
M'illudo a sperare
In un futuro abbraccio ufficiale
Vita in ufficio
Così, ora: un ufficio. Altra metamorfosi
dello spazio che ha stupito i miei lettori. Tuttavia
non si tratta di vera e propria metamorfosi. Si
tratta soprattutto di mia scarsa lucidità
mentale. I miei lettori si stupiranno anche di
questa sincerità.
Però la sincerità in ufficio ha
pochi motivi di vanto. E' la sincerità
dell'impotenza.
Vi spiego la vita in ufficio. Che non è
poi così male. Perché le scelte
ci sono.
In ufficio ti puoi rimbambire, ma ti puoi anche
utilizzare come eccellente fortezza strategica.
Puoi far contare l'efficienza, ma puoi anche contare
le pecore; e dalle pecore puoi spingerti molto
più in là. In ufficio puoi sforzarti
di pensare a qualcuno con un altro cervello.
In ufficio ti puoi sentire Kafka.
Da solo in ufficio
Provo a fare chiarezza da solo
Perché se chiedo ad altri
Io peggioro
Ragionare da solo in ufficio
Può farmi sragionare
Però sarà sempre meglio
Che ricavare da altri
Una protesi del mio cervello
C'è un'eventualità
Che devo accettare
Se non voglio morire
Che devo aspettare
Se non voglio finire da solo
Continuo a non capire
Mi devo rassegnare
Da solo
Ricordi quando archiviai il Periodo
Depressivo?
Altri tempi, altri Fumaretto. C'era un altro mondo,
c'era l'ironia, la forza di costruire monumentalmente
altri sistemi ufficiali, c'era un movimento che
si autorifletteva, c'era Elio Billo, la Finzione
Critica, le mie teorie contro la vita, l'Affezione,
la Noia Creativa, la Resistenza Gratuita, il buco
del pantheon.
Adesso tutto è archiviato in ufficio.
L'iridologo mi ha detto: "Hai
la capacità di superare i problemi con
grande facilità". Io sono andato dall'iridologo
per farmi curare la congiuntivite (sì,
ho la congiuntivite), non per ascoltare certe
idiozie sulla mia personalità.
Io, che ho dichiarato guerra all'impossibile,
mi sono dissanguato con le teorie contro la vita,
ho resistito gratuitamente, sempre nell'impossibilità,
devo pure sentirmi dire che sono abile nel facile,
che i problemi per me sono facili, che è
facile, che sono facile, quindi sto bene, sì,
sto proprio bene.
In particolar modo adesso, sto bene, adesso che
tutto è archiviato in ufficio, compreso
me stesso.
La segretaria del mio ufficio
prende più di me. Giustamente. Lei lavora
sul serio. Ha certi tratti che mi ricordano Ginevra
Bianca.
No, non sono più quello di prima. E quest'ufficio
non è un albergo.
Sono "buttato lì". Ho trovato
un modulo per schedarmi: "buttato lì".
Per oggi la mia persona è a posto. Sì,
perché ogni giorno devo cambiare modulo,
non solo per me, anche per gli altri. Ci sono
anche gli altri.
Il collirio, per esempio. Un collirio che non
mi ha fatto passare la congiuntivite, anzi l'ha
aumentata. Potrei liquidare facilmente la faccenda,
se fossi bravo come pensa l'iridologo, scrivendo
sul modulo "collirio inadatto".
Ma forse il problema sono io. Ho paura di avere
gli occhi sbagliati.
Lo dico alla segretaria, ma lei rimane impassibile
ogni volta che mi metto a fare il melodrammatico.
Giustamente.
E allora decido di tenermi la congiuntivite. La
faccio mia.
Sono CONGIUNTIVITICO.
Il congiuntivitico osserva il resto delle cose
con sguardo per niente lucido e per niente pertinente.
Il congiuntivitico non scrive bene. L'iridologo
scrive bene, è logicamente umano.
L'iridologo ha la sua chiesa Ragionevole e Riformista,
e l'occhio del congiuntivitico ne svela e ne registra
l'insanità.
A questo punto l'iridologo diventa fumante, e
arma la sua chiesa Ragionevole e Riformista per
scagliarla contro il congiuntivitico.
Dopo la guerra il congiuntivitico è ben
lieto di dare all'iridologo le buone ragioni e
lo stile.
E andandosene via come un cane irrazionale, gli
lascia pure il lifting decisionale.
Congiuntivitico in ufficio.
La segretaria non mi dice nulla.
Si porta pazienza.
Lavori d'ufficio
Ufficio depresso.
Non sono io ad aspettare la notte per frignare,
ma l'ufficio.
L'ufficio deve sostenere tutto il mio archivio
deprimente.
Sono l'ombra di me stesso
Altro che lavori d'ufficio. Era una scusa per
sbattermi fuori.
Sono fuori dall'ufficio, fuori da me. Ora sono
completamente l'ombra di me stesso.
Non credo più nella rifondazione della
Resistenza Gratuita, non ho più illusioni.
Di me rimane solo quello che ho scritto, che mi
rimbalza addosso in modo ridicolo.
Sono l'ombra di me stesso, e l'ho già detto.
Poter ritornare
Per fare l'eroe
Tentare l'impresa
Salvarsi o morire
Insieme
Ma sono solo con la mia impasse
Impasse senza pathos
(gennaio-febbraio 2004)
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